EXPORT - STUDIO DI Confagricoltura Puglia SU DATI COEWEB-ISTAT: MENO 30% IN UN TRIENNIO. LUCA LAZZÀRO CHIEDE ALLA Regione Puglia L'ISTITUZIONE DI UN TAVOLO STRATEGICO PER LE FILIERE DELL'AGROALIMENTARE

Ciliegie exportL'export agricolo pugliese è in gravissima crisi. Lo dicono i dati Istat sul commercio estero, che dimostrano come dal primo trimestre 2016 al primo trimestre 2018 la Puglia abbia perso il 29,8% delle proprie esportazioni nel settore Agricoltura, Pesca e Silvicoltura (codice Ateco), passando da 130.098.782 milioni di euro di export mondiale a 91.348.995. A confermare la fase di stallo dei rapporti commerciali internazionali, il crollo delle importazioni, passate dai 249.703.455 milioni di euro del primo trimestre 2016 ai 169.870.326 milioni di euro del 2018 (-32%). A livello provinciale, i dati sono pressoché in linea con l'andamento regionale: fa eccezione Taranto che, pur avendo subito la fluttuazione dei mercati, nel primo trimestre 2018 fa registrare un export agricolo pari a 8,5 milioni di euro, quasi il doppio dell'anno precedente (4,5 milioni). Cresce lievemente anche Lecce (da 1,1 del 2017 a 1,7 del 2018). Le altre quattro province segnano una significativa battuta d'arresto.

"La situazione è a dir poco drammatica e sembra non avere un freno - dice il presidente di Confagricoltura Puglia, Luca Lazzàro - I dati parlano di una perdita progressiva, legata soprattutto a dinamiche geopolitiche che stanno mettendo i nostri prodotti fuori mercato. E le ultime notizie sull'inasprimento della guerra commerciale in atto fra Stati Uniti e Cina non fanno che appesantire la situazione allontanando la possibilità di un rilancio". Lo sottolinea anche il presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti: "L'ulteriore inasprimento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina - dice - avrebbe effetti particolarmente negativi sull'andamento degli scambi e sulle prospettive dell'economia a livello mondiale. Sono a rischio anche le esportazioni di prodotti agroalimentari".

Confagricoltura Puglia lancia l'allarme, ma punta immediatamente a un'iniziativa che permetta alle imprese produttrici ed esportatrici di orientarsi al meglio sui mercati. "Chiediamo al governatore della Puglia Michele Emiliano e all'assessore all'Agricoltura Leonardo Di Gioia - dice il presidente Lazzàro - di costituirete un tavolo sulle strategie delle filiere più importanti della nostra regione per monitorarne l'andamento, seguire i processi e indicare le strategie di approdo sui mercati".

Area per area, i dati sul commercio della Puglia agricola con l'estero confermano perdite su tutti i fronti. Per quanto riguarda i rapporti con l'Africa, le esportazioni stanno subendo una progressiva battuta d'arresto: si è passati dagli oltre 43 milioni di euro del 2016 (primo trimestre) agli 11 milioni e mezzo dello stesso periodo del 2018 (-73%). Mentre le importazioni, che fra il 2016 e il 2017 erano passate da poco più di sei milioni di euro a oltre 10 milioni, nel 2018 sono crollate a 6,5 milioni di euro.
"La maggior parte degli scambi commerciali fra la Puglia e l'Africa avviene con gli Stati viciniori - spiega il presidente Lazzàro - quelli dell'area Mediterranea. L'instabilità che sta attraversando quei territori è certamente la causa diretta di questa situazione. La relazione con i Paesi del Mediterraneo resta per la Puglia evidentemente un elemento imprescindibile di crescita e sviluppo, ma non può essere l'unico canale commerciale. Abbiamo bisogno di diversificare le nostre relazioni per evitare di rimanere incastrati in situazioni come quelle in atto".

uva-pugliaAnche i Paesi del continente asiatico confermano l'andamento negativo dell'export agricolo pugliese. Se le importazioni sono passate dai 19,8 milioni di euro del primo trimestre 2017 ai 7,2 milioni del 2018, le esportazioni sono passato da 1,8 milioni del 2017 a un milione di euro complessivo. "Centrale il ruolo della Russia, Stato con il quale la Puglia agricola prima dell'embargo legato alle vicende dell'Ucraina aveva rapporti floridi - dice Luca Lazzàro - Il timore è che dopo tutto questo tempo, la Russia abbia dovuto fare, come si dice, di necessità virtù trovando nuovi sbocchi commerciali per il proprio fabbisogno e che quindi quel canale sia per noi completamente chiuso".

Nelle relazioni con il continente americano l'Istat rileva una progressiva diminuzione (130 milioni nel 2016, 74 nel 2017 23 nel 2018) corrispondente a una decrescita delle esportazioni (641mila 2016, 488 mila 2017, 270mila 2018). In particolare le esportazioni pugliesi verso gli Stati Uniti sono passate dai 237 mila euro del primo trimestre 2016, ai 136 mila del 2017, ai 131 mila del 2018. "Qui la dinamica ha sicuramente a che fare con le politiche messe in atto dall'Amministrazione statunitense - spiega il presidente di Confagricoltura Puglia - ma non possiamo trascurare la evidente debolezza delle nostre aziende, che non fortissime difficoltà riescono ad attraversare l'Oceano. Una debolezza legata alla dimensione aziendale e alla lentezza con la quale si procede verso la necessaria aggregazione".

Più stabile ma non di certo confortante è la relazione con l'Europa: secondo i dati Istat, le importazioni crescono (114 milioni 2017 - 132 milioni 2018) mentre diminuiscono del 10% le esportazioni (87,5 milioni 2017 - 78,5 nel 2018). Interessante la relazione con la Gran Bretagna della Brexit: le importazioni in agricoltura sono praticamente raddoppiate (dai 2,6 milioni del primo trimestre 2016 ai 5,2), mentre le esportazioni sono passate da 2,6 a 1,5 milioni di euro.

"Questi dati non fanno altro che confermare la nostra debolezza nelle relazioni commerciali con l'estero - spiega il presidente di Confagricoltura Puglia - Siamo relativamente stabili solo nei mercati di prossimità. I nostri limiti sono dettati dallo scarso numero di aziende orientate verso il mercato, oltre che dagli alti costi che il Sistema Paese ci impone in termini di fiscalità, burocrazia, mancanza di infrastrutture. La situazione geopolitica mondiale certo non ci favorisce e anzi stiamo subendo la concorrenza di altri Paesi che ci stanno sostituendo anche lì dove eravamo leader. Ma a questo si aggiunge la scarsa organizzazione di prodotto. L'inaspettato successo di Taranto si spiega proprio in questa chiave: in quella provincia si sta facendo un intenso lavoro di riorganizzazione delle reti produttive, specie nel comparto ortofrutticolo, che certamente sta spingendo i valori dell'export".

"Su alcune filiere poi, e penso in particolare al comparto dell'uva da tavola o della stessa olivicoltura - spiega Lazzàro - è evidente che stanno subendo la concorrenza di Paesi interni all'Unione europea, in particolare della Spagna che, oltre ad aver in questi anni fatto tesoro di ogni centesimo proveniente dall'Ue in termini di programmazione sullo Sviluppo rurale, ha spinto sulla concentrazione delle aziende di settore e ha innovato sensibilmente la produzione. La nostra frammentazione, la non comprensione dell'importanza delle opportunità derivanti dall'organizzazione produttiva e la necessità di innovare a partire dalle colture per poter esportare anche sui mercati d'oltremare non ci aiutano".

"Chiediamo alla Regione Puglia di farsi promotrice di un tavolo strategico per l'export dell'agroalimentare - dice Luca Lazzàro - come quello promosso a livello nazionale da Confagricoltura e coordinato dal sottosegretario Franco Manzato, che ha come obiettivo disegnare una visione strategica che individui gli strumenti per sfruttare al meglio le potenzialità dell'agroalimentare made in Italy sui mercati internazionali. A livello regionale è necessario individuare, filiera per filiera, i pilastri sui quali poggiare il rilancio dell'agroalimentare pugliese nel mondo. È una necessità che deriva con maggiore urgenza dalla nuova Politica Agricola Comune (Pac) 2020-2027 che chiederà una maggiore assunzione di responsabilità da parte delle Regioni e la Puglia deve sapere quali obiettivi vuole raggiungere e con quali strumenti vuole farlo".

 

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